Piazza Tienanmen

Piazza Tienanmen

La protesta di Piazza Tienanmen ebbe inizio dopo la morte del 15 aprile 1989 di un importante riformista cinese. ll 22 aprile, giorno dei funerali, gli studenti scesero in Piazza Tiananmen, chiedendo di incontrare il Primo ministro Li Peng, che rifiutò drasticamente.Per questo gli studenti proclamarono uno sciopero generale all'università di Pechino.

Il 26 aprile fu pubblicato sul Quotidiano del Popolo un editoriale a che accusava gli studenti di complottare contro lo stato e fomentare agitazioni di piazza. Questa dichiarazione fece infuriare gli studenti e il 27 aprile circa 50.000 studenti scesero nelle strade di Pechino

Col passare del tempo la situazione era sempre più instabile ed i manifestanti aumentavano.

La notte del 3 giugno l'esercito iniziò quindi a muoversi dalla periferia verso Piazza Tienanmen. Di fronte alla resistenza che incontrarono, aprirono il fuoco ed arrivarono in piazza. Nonostante non sia possibile una ricostruzione accurata dei fatti, fu un massacro.

Ancora oggi le stime dei morti variano. Il governo cinese parlò inizialmente di 200 civili e 100 soldati morti, ma poi abbassò il numero di militari uccisi ad "alcune dozzine". La CIA stimò invece 400–800 vittime. La Croce Rossa riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Le testimonianze di stranieri affermarono invece che 3000 persone vennero uccise. La stessa cifra fu data da un sito inglese di Pechino. Le stime più alte parlarono di 7.000–12.000 morti.

Il 9 giugno il governo cinese si assunse la responsabilità dell'intervento e condannò il movimento studentesco come un tentativo controrivoluzionario di rovesciare la Repubblica popolare cinese. Per legittimare la repressione, la propaganda ufficiale sostenne che i manifestanti avevano attaccato l'esercito, il quale, a costo di pesanti sacrifici, era comunque riuscito a salvare il socialismo.

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