Il barone rampante

L’ultimo libro che ho letto è “Il barone rampante” scritto da Italo Calvino nel 1957 e pubblicato successivamente dalla Mondadori. Questo libro racconta le vicende di un giovane,Cosimo.

Costui ormai stufo di dover obbedire agli ordini della famiglia si rifugia sull’Elce del giardino di casa,ribadendo di non scendere più. Da quel momento la vita di Cosimo continua sugli alberi, a cinque metri di altezza.

Tra un Elce, un Ciliegio e un Frassino, conosce Viola, una bambina della casa di fronte, stringe amicizie, impara a cacciare, forma una squadra antincendio e si innamora. Ma un avvenimento in particolare lo coinvolge, la Rivoluzione francese. Infatti Cosimo si trova più volte impegnato ad ostacolare i soldati austriaci per aiutare quelli francesi, e parla addirittura con Napoleone Bonaparte.

Il libro termina con l’immagine di Cosimo anziano adagiato sopra un albero, che si aggrappa ad un’ancora di una mongolfiera che lo trascina nel golfo dove lui scompare, con l’orgoglio di aver mantenuto quella eterna promessa di non toccare più terra. Cosimo è un ragazzo vivace e spericolato, spazientito dalla vita in famiglia che decide di vivere sugli alberi.

Da quel momento è sicuro di quello che fa e si percepisce tutta la sua convinzione nel farlo. Tuttavia è un personaggio “buono” e alla sua famiglia rimane profondamente legato, lo dimostra quando sta accanto ai suoi genitori oramai in fin di vita. Il fratello Biagio dimostra più volte un senso di gelosia verso Cosimo ma anche un estremo legame affettivo che gli unisce.

Ciò si deduce quando Biagio porta vivande e coperte al fratello nei suoi primi giorni di assenza.

Il padre è spesso brusco e impaziente, un esempio è quando Cosimo sale sull’albero e lui si innervosisce, crede sia un fallimento colossale della sua vita, solo sul punto di morte riallaccerà un buon rapporto col figlio. Il racconto si svolge ad Ombrosa un paesino immaginario sulla costa ligure, gli ambienti maggiormente descritti sono la casa coniugale, ed i boschi circostanti dove Cosimo soggiorna, la casa vicina dove conosce Viola assume un valore importante, poiché è un patrimonio di ricordi.

La storia è ambientata intorno al 1700-1800 al tempo della rivoluzione francese, si può dedurre anche dall’incontro di Cosimo con Napoleone Bonaparte. La focalizzazione è interna al racconto, il narratore prende le vesti del fratello Biagio e racconta in modo dettagliato l’avventura di Cosimo, il ritmo narrativo della storia è abbastanza lento e il discorso diretto è utilizzato frequentemente. Il registro linguistico è per lo più colloquiale. Ho apprezzato il libro, che è risultato abbastanza scorrevole.

I primi capitoli sono quelli che ho preferito perché a volte anche io vorrei evadere da certe situazioni e l’autore è riuscito a fare un ritratto completo e preciso di Cosimo, il ribelle.

Io gli suggerirei di modificare il finale, è molto tragico, avrei preferito un “saranno felici e contenti” con Cosimo che da eroe decideva di scendere su quello spericolato mondo che è la terraferma.

Nel racconto si distinguono molte somiglianze con il brano precedentemente letto, “il visconte dimezzato”, come l’inverosimilità della storia e lo sguardo ironico impresso dall’autore anche nelle situazioni più difficili.

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